Il Pontefice ha portato il suo attacco contro il divorzio e contro le legislazioni che lo legittimano durante la tradizionale udienza ai giudici vaticani della Rota Romana svoltasi la scorsa settimana. “La società di oggi sta minando alle fondamenta la stabilità del matrimonio e della famiglia, come dimostra l´aumento preoccupante di separazioni e divorzi”. I dati confermano: in Italia siamo arrivati a circa 65 mila separazioni e a più di 30 mila divorzi l’anno. Di qui l’esigenza del Papa di un richiamo agli operatori del diritto che operano in ambito matrimoniale. “ Devono evitare di essere personalmente coinvolti in quanto possa implicare una cooperazione al divorzio. Devono cercare in ogni modo di favorire le unioni matrimoniali, soprattutto mediante un'opera di conciliazione saggiamente condotta.Devono svolgere un´opera di aiuto e pacificazione, evitando di essere meri tecnici al servizio di qualunque interesse”.

Parole dure quelle del Pontefice. Parole, ci sia permesso, del tutto inopportune, che sembrano riportare indietro di decenni la società italiana e che offendono, prima di tutti, quei molti cattolici che considerano la famiglia come una scelta d'amore e di responsabilità e non come una prigione. Non esiste legge o autorità, morale o giudiziaria che sia, che possa ricucire un'armonia spezzata, o costringere due persone che non si amano ad amarsi ancora. Sarebbe bello se accadesse, certo. Se cioè bastasse un qualsiasi articolo del codice o la predica da un pulpito per restituire l’amore laddove si è perso. Ma non è così… Sembra persino banale affermarlo. Così come è banale rilevare quanto la serenità dei figli venga spesso maggiormente messa a repentaglio da due genitori che continuamente litigano, più che da una separazione. E non è detto peraltro che un divorzio causi sempre conseguenze negative per i figli, anzi.

Lo conferma ad esempio uno studio condotto da Mavis Hetherington, docente di psicologia dell’´Università della Virginia, pubblicato recentemente negli Stati Uniti nel libro Nella buona e cattiva sorte: riconsiderazioni sul divorzio. Secondo la Hetherington, fra il 75 e l´80% dei figli di divorziati escono bene dalla traumatica esperienza famigliare e soprattutto le donne e le ragazze, che ne risultano anzi rafforzate nella loro capacità di affrontare le difficoltà della vita. In generale, ragazzi e ragazze, ottengono dal fallimento dei genitori una spinta ad “andare avanti” e “ad affermarsi” che porta spesso a risultati positivi nella vita e nel lavoro.


Certo, il conflitto coniugale può anche in molti casi essere causa di grandi sofferenze, per gli adulti e per i figli coinvolti. Ma proprio per questo è perfino “necessario” separarsi ed eventualmente divorziare. Non sono la separazione o il divorzio a creare il conflitto. Piuttosto ne consentono uno sbocco…civile! La possibilità di uscire da un matrimonio fallito è sinonimo di una conquista di libertà e civiltà. Se poi questa libertà è talvolta usata con leggerezza (ma con leggerezza si entra del resto ancora più spesso nel matrimonio…), non sta certo a giudici e avvocati sentenziare o impedire. Si discuta piuttosto su come semplificare le procedure di divorzio, rendendole più celeri e meno farraginose.

Quante famiglie di fatto si trovano senza alcuna tutela e senza diritti perché i tempi della legge scorrono assai più lenti di quelli della vita! Tutelare una nuova famiglia che si è formata, non è forse più importante che insistere nel conservare il simulacro di una famiglia che si è dissolta? E solo per una questione formale o morale, poi!. Lo stato ha il dovere di garantire libertà di scelta a tutti e di offrire gli strumenti per realizzare tali scelte. Se così non fosse…questa sì, sarebbe ‘inciviltà’.

Anna Bottini

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