Parole dure quelle del Pontefice. Parole, ci sia permesso, del tutto inopportune, che sembrano riportare indietro di decenni la società italiana e che offendono, prima di tutti, quei molti cattolici che considerano la famiglia come una scelta d'amore e di responsabilità e non come una prigione. Non esiste legge o autorità, morale o giudiziaria che sia, che possa ricucire un'armonia spezzata, o costringere due persone che non si amano ad amarsi ancora. Sarebbe bello se accadesse, certo. Se cioè bastasse un qualsiasi articolo del codice o la predica da un pulpito per restituire lamore laddove si è perso. Ma non è così Sembra persino banale affermarlo. Così come è banale rilevare quanto la serenità dei figli venga spesso maggiormente messa a repentaglio da due genitori che continuamente litigano, più che da una separazione. E non è detto peraltro che un divorzio causi sempre conseguenze negative per i figli, anzi.
Lo conferma ad esempio uno studio condotto da Mavis Hetherington, docente di psicologia dell´Università della Virginia, pubblicato recentemente negli Stati Uniti nel libro Nella buona e cattiva sorte: riconsiderazioni sul divorzio. Secondo la Hetherington, fra il 75 e l´80% dei figli di divorziati escono bene dalla traumatica esperienza famigliare e soprattutto le donne e le ragazze, che ne risultano anzi rafforzate nella loro capacità di affrontare le difficoltà della vita. In generale, ragazzi e ragazze, ottengono dal fallimento dei genitori una spinta ad andare avanti e ad affermarsi che porta spesso a risultati positivi nella vita e nel lavoro.
Certo, il conflitto coniugale può anche in molti casi essere causa di
grandi sofferenze, per gli adulti e per i figli coinvolti. Ma proprio per questo
è perfino necessario separarsi ed eventualmente divorziare.
Non sono la separazione o il divorzio a creare il conflitto. Piuttosto ne consentono
uno sbocco
civile! La possibilità di uscire da un matrimonio fallito
è sinonimo di una conquista di libertà e civiltà. Se poi
questa libertà è talvolta usata con leggerezza (ma con leggerezza
si entra del resto ancora più spesso nel matrimonio
), non sta certo
a giudici e avvocati sentenziare o impedire. Si discuta piuttosto su come semplificare
le procedure di divorzio, rendendole più celeri e meno farraginose.
Quante famiglie di fatto si trovano senza alcuna tutela e senza diritti perché i tempi della legge scorrono assai più lenti di quelli della vita! Tutelare una nuova famiglia che si è formata, non è forse più importante che insistere nel conservare il simulacro di una famiglia che si è dissolta? E solo per una questione formale o morale, poi!. Lo stato ha il dovere di garantire libertà di scelta a tutti e di offrire gli strumenti per realizzare tali scelte. Se così non fosse questa sì, sarebbe inciviltà.
Anna Bottini
www.divorziofacile.it